Martino, l’uomo delle quarantene

Vi racconto una storia (una storia vera) per farci capire quanto il lamentarsi delle misure restrittive in Italia sia assurdo.

Martino è italiano, di Prato, ma vive e lavora in Cina a Beijing vicino a Pechino. L’anno scorso lavorava a Wuhan. Sui social e @martinoexpress
Quando scoppia l’epidemia cinese è in vacanza, nelle Filippine.
Ovviamente finita la vacanza deve rientrare a Pechino e benché i controlli lo dimostrino sano deve farsi 14 giorni di quarantena.
A quarantena finita, l’epidemia in Cina era al culmine, molti uffici chiusi e riscaldamenti spenti, così Martino in accordo con il suo datore di lavoro Cinese decide di venire in Italia, in Toscana dalla sua famiglia, potendo lavorare anche da qui.
Arriva in Italia esattamente il giorno in cui a Codogno e in Lombardia si scopre il primo focolaio di Coronavirus in Italia.
A questo punto, e soprattutto perché lui proviene dalla Cina, si mette in auto isolamento nella mansarda dei suoi genitori eliminando ogni contatto con loro e con l’esterno. Per 14 giorni non vede nessuno e i suoi genitori non possono avere contatti con lui e gli preparano pasti che gli lasciano sulle scale.
Terminata la quarantena ha una brevissima esultazione ma si rende presto conto che andare a Milano e in altri luoghi in Italia come era nel suo programma non è una idea brillante. L’Italia è diventata la nuova Cina, è nel pieno dell’epidemia. Così decide di anticipare il ritorno in Cina perché laggiù, nel frattempo, i contagi si sono quasi azzerati.
Tre giorni fa (consapevole di andare incontro alla terza quarantena perché proviene dall’Italia) si imbarca su un volo verso Pechino.
Il volo è pieno di cinesi, all’arrivo vengono accolti da molte persone con tute, maschere, protezioni massime che fanno scendere i passeggeri chiamandoli per nome uno alla volta. Vengono sottoposti a controlli sanitari scrupolosi e tamponi e viene trattenuto il passaporto. Martino riesce a superare i controlli e gli viene permesso di scontare la quarantena a casa. È felice nonostante le restrizioni.
La sua gioia dura una sola notte. Gli viene comunicato che uno dei passeggeri è risultato positivo al Coronavirus per cui tutti dovranno fare la quarantena in una struttura scelta dal governo.
Lo vanno a prelevare di notte con una ambulanza. Sono in cinque con abbigliamento di massima sicurezza per evitare il contagio. È trasportato da solo e non gli è permesso di toccare nessuno di loro. Nessuno parla inglese ma solo cinese. Gli consegnano solo un foglio dove in sintesi gli viene ordinata questa quarantena in completo isolamento fino al 28 marzo, in una struttura che ha l’aspetto di un vecchio albergo dismesso, non ha scelta.
Entra scortato in questa struttura, il corridoio sembra quello di shining. Fa freddo. La camera è spoglia e sembra pure non troppo pulita. Chiudono la porta. È come una prigione.

Ho seguito le sue storie su Instagram una a una. Vi ho descritto esattamente la realtà.
In Cina non hanno quasi più casi ma il controllo sulle persone è totale.
Sono preoccupata per lui come se fosse uno di famiglia.

Noi non riusciamo a stare in casa, noi vogliamo uscire. Noi non ci rendiamo conto.
Non ci rendiamo conto che ci viene chiesto di restare in casa, nessuno ci sta realmente obbligando.
Noi siamo ancora liberi. Siamo liberi e ne approfittiamo nel peggiore dei modi.
Siamo liberi e in molti casi non ci rendiamo conto di quanto questa libertà sia preziosa.
Non facciamo gli irresponsabili.

Aggiornamento del 28 marzo 2020

Martino ha finalmente terminato la sua ennesima quarantena ed è potuto tornare nella sua casa Cinese dove vive. In Cina le cose stanno lentamente tornando alla normalità. Quanto alla sua quarantena, sul suo blog ha scritto un post, di cui vi lascio il link per leggerlo se vi va.

Blog di Martinoexpress

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